MASCHERA DI CERA: NEW ALBUM’S DIARY – PART 2

Di Mau Di Tollo

L’ultima volta che scrissi un diario che raccontava la registrazione di un album della Maschera Di Cera è stata in occasione della realizzazione di “LuxAde”. Raccontai di una station wagon che tagliava l’Italia in due, allora abitavo ancora in Abruzzo, per 700 chilometri in direzione Genova. Una macchina che ora non esiste più. Come molte cose riferite a quel periodo.

Tira aria di novità: una nuova etichetta, un nuovo studio. Quindi uno staff completamente rinnovato. Nuova line up, che poi è quella vecchia. Siamo tornati alla formazione “old style”, senza l’ausilio di un chitarrista di ruolo, il che non significa nessuna chitarra nel nuovo disco, paradossalmente ogni componente della Maschera di Cera sa suonare la 6 corde, con alterne fortune.

Comunque, torniamo a me. Sono le 10 del mattino e, munito di doppio pedale, rullante e bacchette, mi sto recando verso lo studio in SCOOTER!!! Potete immaginarvi la scena? Una fagottata di roba su un Majesty 250. Non sorprendetevi, il vostro batteraio rifugge dalle cose normali, dovreste essere abituati. Ad attendermi c’è Rox Villa, il nostro nuovo Chef Sonoro. Rox è colui che ha registrato e curato “L’Uomo Trasparente” e “L’Ombra Della Sera” con una dedizione impagabile. Siamo in buone mani, posso confermarlo.

Trascorriamo la giornata a settare tamburi e piatti, a fare prove di registrazione e valutare insieme le modalità di lavoro. Non abbiamo fretta, una volta tanto. Terminato l’allestimento, ci diamo appuntamento al giorno seguente.

Ci vediamo alle 10 (mortacci sua) ma prima di cominciare, ho bisogno di un bel ginseng in tazza piccola. Dopo il quale, ci precipitiamo a registrare. Nonostante ci fossimo imposti tempi “riflettuti”, le takes vanno via che è un piacere. In studio, la presenza di Fabio mi aiuta non poco. Siamo la sezione ritmica, lavoriamo insieme da tanti anni e so di cosa ha bisogno, e viceversa. Alle 18, le sessioni di batteria sono terminate. Ma stiamo attendendo l’arrivo in studio di Alessandro eAgostino. Che si presentano puntuali. Ascoltiamo insieme il lavoro fatto. Nascono suggerimenti subito raccolti, tentiamo qualche diversivo, alcune cose funzionano meglio, altre no. Ma è così che funziona in una band. Si sceglie tutti insieme, si parla, si fanno esperimenti e alla fine tutti si sentono coinvolti nel lavoro di ogni singolo componente. In altre circostanze, ho suonato in situazioni di dittatura musicale. In quei casi, non duro molto perché o sei un genio e allora ti seguo come un topolino, o sei un egomaniaco e allora ti mando a quel paese.

Inutile dirvi che di geni non ne ho conosciuti.

Qui tutto passa attraverso tutti. E’ la nostra forza. Una forza che dura da dieci anni.

Perché quest’anno, se vi è sfuggita la cosa, festeggiamo il nostro decennale.

E vedrete che bella sorpresa vi abbiamo riservato!!!

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