MASCHERA DI CERA: NEW ALBUM’S DIARY – PART 3

Di Mau Di Tollo

Solitamente, a parte quando si decide per una ripresa “live”, i primi coinvolti nella registrazione di un disco sono il batterista e il bassista. La sezione ritmica, sulla quale si spalmeranno le cascate di tastiere, i suoni delle chitarre, i contrappunti del flauto e, alla fine, le voci. Tocca a Fabio. Io e Fabio siamo una coppia ritmica “di fatto” da quasi dieci anni, da quando il “Re del Prog” decise che il sostituto di Marco Cavani nella Maschera di Cera, dovesse essere quell’abruzzese che, nell’album delle Distillerie di Malto, lo aveva favorevolmente colpito.

Sulla sessione di Fabio c’è poco da dire. Abbracciato ad un Fender Jazz Bass, ha sciorinato le tracce del disco in un paio di turni. Una traccia dietro l’altra, come fossero caramelle. La parte ritmica dell’album l’ abbiamo creata in maniera rapida, un paio di cenni d’intesa e via, ormai sappiamo bene cosa farà l’altro e di cosa ha bisogno.

Mentre Fabio sta registrando, mi fermo un attimo a pensare a cosa sono stati questi dieci anni e al percorso che ci ha portato fino a qui. Ricordo il mio primo concerto “mascherato”, nella provincia di Frosinone, ricordo un empatia immediata che ci fece capire di essere sulla strada giusta. Con il mio ingresso nella band, il suono della Maschera si è fatto più “heavy” ma evidentemente era quello che serviva alla nostra musica. Da allora, con Fabio siamo stati “fratelli di ritmo” in tante altre situazioni: con i Finisterre, con i Rohmer, con Hostsonaten, nel suo progetto solista e inL’Ombra Della Sera”. Si parla tanto di Fabio Zuffanti come compositore poliedrico e raffinato, ma date un orecchio a questa sezione ritmica: c’è passione e sangue, sudore e rabbia, non siamo compassati, ipertecnici e precisi, come l’archetipo del musicista prog pretenderebbe. Siamo sanguigni e totalmente coinvolti in ciò che suoniamo a livello emotivo. E’ un atteggiamento nel quale ci riconosciamo in pieno e nel quale io e lui ci siamo trovati.

Ovviamente, un empatia musicale così profonda deriva anche da un amicizia sincera. Che non significa andare sempre d’amore e d’accordo. In passato, abbiamo discusso spesso, talvolta in maniera accesa, sulle nostre divergenze d’opinione. Dicendoci le cose in faccia, a muso duro. L’amicizia è così. Fabio è anche colui che mi ha praticamente costretto ad uscire di casa nel giorno del mio compleanno, quando non avevo voglia di festeggiarlo e preferivo farmi scivolare addosso quell’evento. Fabio è quello al quale per primo ho raccontato i cambiamenti che stavano accadendo nella mia vita, ci siamo sempre confidati amarezze ed entusiasmi, vittorie e frustrazioni.  Fabio è stato tra i primi ad incoraggiarmi con forza per la realizzazione di quel progetto che sarebbe diventato “L’Uomo Trasparente”.

Fabio è anche una persona che attira le invidie dei “meschini del prog”. Penso ad un collega talmente invidioso della sua carriera, al punto da inventarsi e andare a raccontare in giro che Zuffanti proviene da una famiglia benestante, che investe sulla sua musica e lo mantiene. Invece Fabio proviene da una famiglia di estrazione dignitosamente operaia, come me. Gente abituata a lottare e lavorare per perseguire un obiettivo. Tutto quello che Fabio Zuffanti ha ottenuto e otterrà, è frutto del lavoro, del talento e della determinazione.

Il basso è stato registrato. Insieme alla batteria, viaggia perfettamente. E’ il turno di Ago. Ma questa è un altra storia.

Un altra storia “mascherata”.

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