2006: LuxAde

(CD Immaginifica Records/Btf)

PORTA DEL CIELO
DOPPIA IMMAGINE
UN SENSO ALL’IMPOSSIBILE
i. teatro di follia
ii. il ricordo
ORPHEUS
NUOVA LUCE
i.passato
ii. sogno
iii. presente
iv. realtà
ENCICLICA 1168
scena I: preludio ( gennaio 17 )
scena II: caduta / visione
scena III: delitto
scena IV: coscienza
scena V: canto pagano / metamorfosi
scena VI: dopo la pioggia
scena VII: sterminio
scena VIII: lumen in coelo
scena IX: postludio ( “così in alto è come in basso” )
SCHEMA ( v.s.d. )

alessandro corvaglia:
voce solista, voce strumentale, cori,
effetti vocali, chitarra a 12 corde, tamburello

agostino macor:
organo hammond, organo crumar, mellotron,
sintetizzatori, piano a coda, fender rhodes + davoli,
vcs3, piano preparato, clavicembalo elettrico,
clavinet, rmi, spinetta, celesta, theremin, corvaglizer

andrea monetti:
flauto traverso, flauto dolce, sax, sassofoni elettrici, effetti

fabio zuffanti:
basso elettrico, basso filtrato, pedaliera, generatori di frequenza

maurizio di tollo:
batteria, percussione, campane, timpani, aggeggi

musiche e arrangiamenti: maschera di cera
produzione artistica: franz di cioccio
produzione esecutiva: franz di cioccio / immaginifica
edizioni: aereostella
coordinatore: fabio zuffanti
effetti speciali: buc ur
meccanico del suono: robbo vigo
sala di registrazione: zerodieci, genova
feeling in sala: mario d’alberto, cralo cranevali,
simona angioloni, boris valle, gilles arendt, piero romainville
copertina: angelus design
fotografo: robbo vigo
management: iaia de capitani / D&D concerti, milano
media effects: alberto tagliati / ofupac

PORTA DEL CIELO (strumentale)

DOPPIA IMMAGINE

vivo dentro una realtà
al buio delle tenebre
non posso esistere così
ti cerco, non mi fermerò

oggi come ieri abbiamo perso
oggi come ieri è già tardi

mi perdo dentro troppi specchi
confondo la mia immagine
padre fammi partire
nulla poi mi fermerà

vivo tra i miraggi del mio sogno
passi che non voglio mai più fare
consumo la mia vita in ogni istante

fuoco sul vulcano che guidi il cammino
io resto sospeso qui verso te
fermo in una strada che va verso il sole
io ti sto cercando ma tu non lo sai

grande luce sopra il mare
guida il passo verso te
cerco l’ alba nel mio cuore
cammino sopra una fune…

nel risveglio sento ancora
il ricordo della libertà
mi incatena nella polvere
sto impazzendo per andare via

vivo tra i miraggi del mio sogno
passi che non voglio mai più fare
consumo la mia vita in ogni istante

UN SENSO ALL’IMPOSSIBILE

i. teatro di follia

quando il vento
soffierà più a nord
verso aurore
bianche e pallide

questa terra
lenta svanirà
in un miraggio
come atlantide

ho abbracciato la paura di morire
ho perdonato chi mi ha dato dolore
fra mille anime perdute nel gelo
ho esteso il mio dominio regnando da solo

l’orizzonte
spezzò il limite
del mio mondo
chiuso e immobile

in un viaggio
teatro di follia
davo un senso
all’impossibile

ii. il ricordo

dimenticando
la gioia del puro essere
tra sante passioni
e vani sogni di gloria

vuoti confini
spinsero il mio desiderio
a oltrepassare le nubi
che mi accecavano il cuore

come se il volo
fosse l’ebrezza più facile
rincorsi pianeti
e vaghe versioni di dio
ma tutto questo
ora si perde nel vento
e questa anima è stanca
per cominciare da zero

per respirare di nuovo…
per bruciare di nuovo…
per volare di nuovo…

ORPHEUS

guardo il volto e non lo trovo più
ho scelto di andare al di là per quella speranza che c’è

guardo il vuoto e non ritrovo più
il tuo viso è perso oramai e non c’è speranza più in me

la tua voce non la sento più
e sento l’abisso che è qua, e voglio portarti con me

io non cercherò la mia realtà se stai sparendo dietro me
io non cerco più la verità se stai affondando senza me

dentro l’aria non respirerò
ti cerco nelle profondità, ti sento cantare con me

la tua mano poi io stringerò
è nella speranza che è mia, poi ti porterò insieme a me

ma il guardiano poi ci ingannerà
mi volterò e tu sparirai, e poi non sarai più con me

ti ho perduto nella mia realtà che sta scavando dentro me
mi incateno nella mia pazzia che è persa per l’eternità

ora non sogno più
ho scelto di andare al di là, migliaia di errori con me

ora non cerco più
ho perso le mie verità e devo restare così

io non cerco più la mia realtà che sta sparendo dentro me
io non cerco più la verità se stai affondando qui con me

NUOVA LUCE

si tinge d’oro
laggiu, nel ritorno
mi perderò
laggiù
dove sogno
realtà
diferente

là, persa per sempre
svanita nel buio
questa nuova luce
consumata svanirà

altri colori
realta differente
si sfalserà
disassata
per sempre

non è detto sia migliore
lontana una nave…
ENCICLICA 1168

scena I: preludio ( gennaio 17 )

ad ovest
giù verso la collina
stempera di luce
ciò che l’umano sguardo non teme

riversa
tra i fiori il suo esile manto
dipinge
di cielo la valle

rocce incatenate al suolo
risuonano armoniche note
divergono in due vie.
rampicanti di edera
tra i mattoni secolari di un monastero
vivono con occhi inquieti
traguardi incerti
nelle mani di dio

intrecciato al labirinto
giace sommesso il borgo
antica arena di anime mai dome
nel gioco infinito di amore e morte
incuranti della mano divina
trascinano l’ebrezza creando fitte barriere
tra ciò che nominano terreno
e il rapido movimento del pensiero

scena II: caduta/visione

nella caduta
la terra si fa più vicina
sempre più le forme si distinguono
sempre più le forme si distorcono

nel centro del fuoco
pregava silenzioso un frate
fonte di angeliche riverenze
mai domate

il rapido intento
cambiò la preghiera in parola e il dolore
sgorgò dalla bocca del povero
ma non fu il sangue ma il riflesso
di memoria passata
e riversò il capo
bestemmiando di frecce infuocate
e la forza della fede
sovrastava i suoni
sovrastava i suoni

fu una croce di luce
a guardarlo dal cielo
e sfinì la sua ombra
dal riposo

scena III: delitto

eccolo alzare il capo
protendere la mano
benevola verso l’uomo
cercando di carpire
ciò che è ormai proteso verso un nuovo rifugio

avanza

fino a ricoprire tutto il campo
e lo abbandona

scena IV: coscienza

frate: “trovai in quel momento
discesa in me la forza dello spirito
i desideri di remissione
esauriti nell’attesa

chinato il capo in preghiera
trovai ora quello che cercavo
tra le mani la possente spada
dell’ingegno mi ferì”

scena V: canto pagano/metamorfosi

seguitava così la pioggia
lavava le membra contraffatte
I figli della madre terra
stupiti accorrevano
mentre rapidi i passi
non lasciavano più traccia
mentre rapidi i passi
non lasciavano più traccia

ammutoliti lo scrutavano senza sorpresa
e a poco a poco l’alba ricoprì il corpo
votato alla giustizia divina
votato alla giustizia divina

scena VI: dopo la pioggia

ora le gocce
cadono solo dai rami bagnati
dissetata la terra
veste a festa, negli specchi del sole

come bestie impazzite
senza forma nè fretta, senza volto la folla
ecco guarda più in alto
nel tremendo fragore, di indistinte fattezze

una gigantesca vespa con ali d’angelo
copre tutto il cielo di un ronzìo maestoso

scena VII: sterminio

l’umana bestia uomo-angelo-insetto
volava ora alta tra le nubi
cacciava non più con la sola arma del verbo
portandosi appresso tristi sciagure

la verità nelle mani di dio
guidava sciami impazziti nel rogo del mondo

scena VIII: lumen in coelo

solo quando un coraggioso
cercò ancora tra le sacre parole
un senso al voluto misfatto
trovò solamente immensi volumi
di candide pagine

andò così alla finestra e guardò
e vide rosso di sangue il cielo
e vide sporche le sue mani
aprì un libro e scrisse queste parole

“chi, in nome di dio,
trasformi in tutto l’uno
osservi se stesso volare in alto,
forma maestosa di tutto l’universo
ma non di lui il riflesso”

scena IX: postludio ( “così in alto è come in basso” )

una lama di luce
fu ciò che bastava
per disfare la cera
del suo volo
( MDCXVIII )

SCHERA ( v.s.d. ) (strumentale)

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